Elezioni Presidenziali Guinea: Mamadi Doumbouya verso la "Vittoria" e il Paradosso del Potere Post-Colpo di Stato

 

Ritratto ufficiale del Generale Mamadi Doumbouya, capo della transizione in Guinea.
Il Generale eletto in Guinea

Il Voto Senza Suspense: Mamadi Doumbouya dal Colpo di Stato all'Investitura Popolare

Circa 6,7 milioni di cittadini guineani sono stati chiamati alle urne ieri, 28 dicembre, per eleggere il Presidente della Repubblica, scegliendo tra nove candidati. Nonostante il processo democratico in atto, l'esito non riserva sorprese: l'uomo destinato a vincere è il Generale **Mamadi Doumbouya**, l'architetto del colpo di Stato del 5 settembre 2021 che pose fine al controverso terzo mandato di Alpha Condé.

L'ex legionario francese, che depose proprio colui che lo aveva nominato a capo del Gruppo delle Forze Speciali (creato per proteggere le istituzioni), si trova in una posizione di netto vantaggio. Il risultato sembra già scritto e l'attesa è solo per la conclusione formale dello spoglio nelle 23.000 sezioni elettorali. La vera domanda per gli osservatori non è chi vincerà, ma con quale margine e, soprattutto, come reagirà la "vecchia guardia" politica, relegata al ruolo di semplice comparsa.

La Tentazione del "Padrino": Dalla Promessa all'Abbandono

Doumbouya e il suo Comitato Nazionale per l'Unione e lo Sviluppo (CNRD) ascesero al potere promettendo di "spazzare via la casa" guineana, denunciando la corruzione, la megalomania e le faide di clan della classe dirigente storica. Il Generale aveva inizialmente dichiarato di non avere alcuna intenzione di candidarsi o di restare al potere a lungo termine.

Tuttavia, dopo più di quattro anni di quella che è stata definita una "terapia politica dubbia", e che ad alcuni ha ricordato il dispotismo di Sékou Touré, Doumbouya non ha saputo resistere alla tentazione di rompere il suo stesso giuramento. La sua vittoria elettorale è, di fatto, il tentativo di legalizzare attraverso le urne ciò che era stato strappato con la forza. Si configura così un'ironia politica che ricaccia la storia della Guinea in un circolo vizioso, dove il "salvatore" diventa il nuovo "padrone".

Oltre i Confini della Guinea: Riflessioni sulla Governance in Africa

Il caso Guinea e la figura di Mamadi Doumbouya sollevano un dibattito che travalica i confini nazionali. La riflessione si allarga a molti Paesi africani e non solo: quali modelli statali, quali sistemi di governance e cooperazione internazionale possono promuovere maggiore giustizia, equità e benessere per i popoli?

Doumbouya e il CNRD hanno il merito di aver tentato di scuotere lo status quo in Guinea, ma il rischio che la soluzione si trasformi nel problema è alto. È fondamentale uscire dai sentieri battuti e dai modelli che hanno dimostrato il loro fallimento. A tale proposito, è opportuno richiamare l'ammonimento dello scrittore e filosofo Aimé Césaire:

"Una civiltà che si rivela incapace di risolvere i problemi che il suo funzionamento fa sorgere, è una civiltà decadente... una civiltà che gioca d'astuzia con i suoi principi è una civiltà moribonda."

La Guinea, come gran parte dell'Africa, è alla ricerca di un percorso nuovo per costruire generazioni più solidali. La speranza è che la nuova leadership, una volta consolidata dal voto, sappia onorare la sua missione iniziale e non cada nella stessa trappola del potere che aveva promesso di distruggere.

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