L'Università tra innovazione e attrattività: l’Analisi di Armando Pellegrino
L'intervista qui presentata offre una profonda analisi sulle sfide attuali e future che attendono la Pubblica Amministrazione Universitaria italiana, con particolare focus sul cruciale tema del reclutamento e della valorizzazione del capitale umano.
Innovazione e Reclutamento: Quali Sfide per l'Università?
Quali sono, secondo te, le principali sfide che la Pubblica Amministrazione
universitaria deve affrontare oggi nel reclutamento di nuovo personale (sia docenti che
personale tecnico-amministrativo)? E come le attuali procedure concorsuali stanno
cercando di rispondere (o non riescono a rispondere) all'esigenza di competenze
innovative (come digitalizzazione e soft skills)?
“La sfida centrale che l’Università è chiamata ad affrontare oggi consiste nel colmare il divario
strutturale tra la profonda trasformazione delle proprie funzioni e modelli di reclutamento che
restano, in larga parte, ancorati a impostazioni tradizionali. L’Università contemporanea non è
più soltanto un luogo deputato alla didattica e alla produzione scientifica, ma
un’organizzazione complessa, altamente regolata, digitalizzata e stabilmente inserita in reti
nazionali ed europee di finanziamento competitivo, che richiedono capacità di gestione
avanzata, compliance normativa e visione strategica. In questo scenario, le procedure
concorsuali hanno storicamente mostrato difficoltà nel selezionare profili dotati di
competenze trasversali ormai imprescindibili, quali la gestione dei processi digitali, il problem
solving organizzativo, le competenze relazionali e una solida cultura del risultato e della
performance. Tuttavia, negli sviluppi più recenti si iniziano a intravedere segnali di evoluzione:
l’introduzione di prove ispirate a modelli di assessment center e una crescente attenzione alla
valutazione delle competenze trasversali, anche alla luce degli indirizzi espressi dalla Direttiva
Zangrillo, indicano un tentativo di superare una selezione meramente nozionistica. Si tratta di
un percorso ancora in fase di consolidamento, ma che va nella direzione di rendere il
reclutamento più aderente alla reale complessità organizzativa dell’Università, valorizzando
non solo il sapere, ma anche il saper fare e il saper essere, sia per il personale docente sia per
quello tecnico-amministrativo”.
L'Impatto Pratico delle Riforme sui Concorsi
Considerando le recenti riforme che hanno interessato il sistema dei concorsi
pubblici (es. Portale InPA, semplificazioni, PNRR), in che modo pensi che queste novità
abbiano concretamente modificato la qualità e i tempi delle selezioni proprio nel contesto
universitario? Vedi una reale accelerazione e un miglioramento nella selezione delle
risorse?
“Le riforme intervenute negli ultimi anni – dall’introduzione del Portale InPA alle misure di
semplificazione collegate all’attuazione del PNRR – hanno inciso in modo rilevante sull’assetto
dei concorsi pubblici, producendo effetti concreti in termini di standardizzazione delleprocedure, maggiore trasparenza informativa e significativa riduzione dei tempi di
espletamento delle selezioni. Si tratta di interventi che hanno certamente contribuito a
modernizzare il sistema del reclutamento pubblico e a rafforzarne la leggibilità complessiva.
Tuttavia, alla velocizzazione dei processi non sempre è corrisposto un effettivo miglioramento
della qualità selettiva. In diversi casi, infatti, le procedure risultano più rapide ma non
necessariamente più efficaci nell’individuare profili realmente coerenti con i bisogni
organizzativi e strategici delle amministrazioni. La sfida cruciale non è dunque limitarsi a
rendere i concorsi più celeri, ma renderli più intelligenti, ossia capaci di intercettare e
valorizzare competenze specialistiche, trasversali e digitali, oggi indispensabili per il
funzionamento di una Pubblica Amministrazione sempre più complessa, interconnessa e
orientata al risultato. Sotto questo profilo, il processo di riforma appare chiaramente avviato e
difficilmente reversibile, ma non ancora pienamente maturo, richiedendo un ulteriore sforzo di
integrazione tra semplificazione procedurale, programmazione dei fabbisogni e qualità
sostanziale della selezione del capitale umano”.
Merito, Valutazione e Garanzia di Trasparenza
Il principio di merito è centrale, specialmente per l'accesso alla carriera
accademica. Quali sono, a tuo avviso, i principali meccanismi o strumenti per assicurare
la trasparenza e l'oggettività della valutazione nei concorsi, riuscendo a mitigare, al
contempo, il rischio di eccessiva soggettività delle commissioni?
“Il merito rappresenta uno dei cardini fondamentali dell’azione amministrativa e dell’accesso
alle carriere nella Pubblica Amministrazione, in quanto strettamente connesso ai principi
costituzionali di imparzialità, buon andamento e responsabilità dell’azione pubblica. In una PA
chiamata sempre più a misurare i propri risultati, il merito non può essere disgiunto dal tema
della performance: selezionare, valutare e far crescere le persone significa incidere sulla
qualità delle decisioni, dei servizi e delle politiche pubbliche. La valutazione non può ridursi a
un esercizio meramente formale né a un automatismo basato esclusivamente su indicatori
quantitativi. In contesti organizzativi complessi, una quota di discrezionalità tecnica è
fisiologica e necessaria, ma deve essere rigorosamente governata. La vera sfida è rendere la
valutazione trasparente, motivata e verificabile, incardinandola in criteri predeterminati,
coerenti con gli obiettivi di performance e accompagnati da obblighi motivazionali stringenti.
Strumenti quali la definizione preventiva dei criteri, la tracciabilità dell’intero processo
valutativo, la verbalizzazione analitica delle scelte e l’accessibilità degli atti costituiscono
presìdi essenziali per garantire l’oggettività e la controllabilità delle decisioni. In questa
prospettiva, la trasparenza non è un mero adempimento procedurale, ma un principio
sostanziale che rafforza la legittimazione dell’azione amministrativa e la fiducia nel sistema
pubblico. Un modello di valutazione che colleghi in modo credibile merito, performance eresponsabilità è condizione necessaria per ridurre il rischio di arbitrarietà, valorizzare le
competenze e assicurare alla Pubblica Amministrazione un capitale umano all’altezza delle
sfide contemporanee, orientato al risultato e alla creazione di valore pubblico”.
Attrattività della PA per i Giovani Talenti
Secondo la tua esperienza, la PA universitaria è oggi un datore di lavoro
davvero attrattivo per i giovani talenti? Al di là dell'aspetto economico, quali sono i fattori
non monetari (es. flessibilità, opportunità di crescita, impatto del lavoro) su cui
l'Università dovrebbe concentrarsi per motivare i neo-laureati e i ricercatori a iniziare una
carriera al suo interno?
“La Pubblica Amministrazione può essere un datore di lavoro altamente attrattivo, a condizione
che riesca a valorizzare in modo consapevole e sistemico soprattutto i fattori non economici,
che oggi incidono in maniera determinante sulle scelte professionali delle nuove generazioni.
I giovani talenti non cercano esclusivamente stabilità o sicurezza, ma ambienti di lavoro
flessibili, organizzazioni capaci di offrire reali opportunità di crescita, percorsi di formazione
continua e la possibilità di incidere concretamente sui processi, contribuendo a progetti che
abbiano un impatto sociale, istituzionale e scientifico chiaramente riconoscibile. In questo
senso, la PA dispone di un potenziale distintivo rilevante: il significato del lavoro pubblico, la
possibilità di operare su politiche e servizi che incidono direttamente sulla collettività e
l’opportunità di maturare esperienze professionali in contesti ad alta complessità regolatoria e
organizzativa. Tuttavia, tale potenziale rischia di rimanere largamente inespresso se non
accompagnato da un investimento serio e continuativo sul benessere organizzativo, sulla
valorizzazione delle competenze, sul riconoscimento effettivo del merito e sulla costruzione di
percorsi di carriera chiari, trasparenti e credibili. È su questi elementi non monetari, spesso
decisivi quanto e più della leva retributiva, che la Pubblica Amministrazione può costruire una
proposta realmente competitiva e sostenibile, capace non solo di attrarre, ma anche di
motivare e trattenere nel tempo i giovani talenti”.






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