Mancini: “Vi spiego perché non sono cattivo”
Roma, il cuore pulsante di Gianluca Mancini: "Io cattivo? Solo adrenalina. Contro la Juve servirà la gara perfetta"
LA STAMPA – Non è mai un calciatore banale, Gianluca Mancini. Lo si capisce da come mette i tacchetti sull’erba e da come parla, senza filtri, con la schiettezza di chi ha scelto di fare del carattere il proprio marchio di fabbrica. In un’intervista esclusiva rilasciata all'edizione odierna del quotidiano, il vice-capitano giallorosso si è messo a nudo, raccontando il suo viscerale legame con la Capitale e proiettandosi verso il big match di domani sera contro la Juventus.
Tra agonismo e pregiudizio
Il punto di partenza non può che essere l’episodio recente che lo ha visto protagonista di un acceso faccia a faccia con Cesc Fàbregas al termine della sfida contro il Como. Un’immagine che ha alimentato nuovamente il dibattito sulla sua irruenza.
Negli occhi di tutti c’è ancora lei che discute animatamente con Fabregas: è davvero cattivo o la disegnano così?
«Assolutamente no, basta parlare con chi mi conosce bene fuori dal rettangolo verde. Sono una persona tranquilla, un padre di famiglia. Poi, quando l'arbitro fischia l'inizio, subentrano tanti fattori: l'adrenalina, la tensione agonistica, il desiderio feroce di non concedere nemmeno un centimetro all'avversario. Tutto questo fa parte della competizione ai massimi livelli. Ma ci tengo a precisare una cosa: non mi sembra di essere mai stato protagonista di gesti sleali come gomitate, entrate killer o pugni in faccia. I miei sono scontri di gioco, duri ma leali. È il mio modo di interpretare il ruolo del difensore».
L'idolo dell'Olimpico
Mancini è diventato, nel tempo, un simbolo per il popolo romanista, specialmente dopo i gol pesanti nei derby e nelle notti europee. Un amore ricambiato che però si scontra spesso con l'ostilità degli stadi avversari.
Le dà fastidio o la motiva di più essere "antipatico" ai tifosi avversari? Detto che per i romanisti è un beniamino…
«Il mio unico obiettivo è giocare con la massima dedizione. Quando indosso questa maglia, sento una responsabilità enorme verso i miei compagni e verso la società. L'antipatia di chi tifa per le squadre rivali può dispiacere sul piano umano, ma nel calcio è quasi una medaglia al valore: significa che mi percepiscono come un ostacolo difficile da superare. Preferisco mille volte essere visto di buon occhio dai miei tifosi, che mi trasmettono un’energia incredibile, piuttosto che cercare consensi altrove. Roma ti entra dentro, e io per questa piazza darei tutto».
Verso la Juventus: una sfida da "grande"
Il discorso scivola inevitabilmente sulla sfida di domani. La Juventus di Thiago Motta rappresenta un test cruciale per le ambizioni della Roma, un crocevia per capire la reale tenuta della squadra in questa stagione.
Domani arriva la Juventus. Che partita si aspetta e come si ferma l'attacco bianconero?
«Contro la Juve non esistono partite facili. Sono solidi, hanno qualità in ogni reparto e un nuovo modo di stare in campo che li rende imprevedibili. Servirà la gara perfetta, una prova di maturità collettiva. Difendere non è un compito che spetta solo a noi dietro, ma inizia dagli attaccanti. Dovremo essere corti, aggressivi e soprattutto lucidi nelle ripartenze. Sappiamo quanto conti questo match per la nostra classifica e per l'umore della piazza».
Leader silenzioso (ma non troppo)
Mancini ha ormai ereditato i gradi di senatore dello spogliatoio. Il suo rapporto con l'allenatore e con i nuovi arrivati è fondamentale per l'equilibrio del gruppo.
«Cerco sempre di aiutare i più giovani o chi è appena arrivato a capire cosa significa giocare nella Roma. Qui le pressioni sono diverse, ogni pallone pesa il doppio. Ma la bellezza di questa sfida è proprio questa. Sto bene fisicamente e mentalmente, sono pronto a guidare il reparto e a lottare su ogni pallone, come sempre».
Il Profilo: I numeri di Mancini in stagione
| Statistica | Dato |
|---|---|
| Presenze totali | 15 |
| Duelli aerei vinti | 72% |
| Gol segnati | 2 |
| Cartellini Gialli | 4 |






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